Telefonia: cosa cambia con il decreto concorrenza

Come noto, è entrato in vigore il testo del cosiddetto Decreto Concorrenza che introduce molte novità nel mondo dei consumatori, alcune considerate oltremodo positive altre sensibilmente criticate. Ma procediamo con ordine.

La prima novità riguarda i costi di dismissione che sono sicuramente più chiari. Nella parte relativa ai costi di dismissione, all’interno del Comma 3, si aggiunge che i costi relativi al recesso o al trasferimento dell’utenza sono commisurati al valore del contratto e ai costi reali sopportati dall’azienda, e comunque rese note al consumatore in fase di pubblicizzazione dell’offerta e in fase di sottoscrizione del contratto, nonché comunicate in via generale all’Autorità esplicitando analiticamente la composizione di ogni voce e la rispettiva giustificazione economica.

Secondo Confconsumatori, il sodalizio presieduto dall’avvocato Franco Conte, è un bene che debbano essere specificati nel dettaglio i costi di disattivazione. L’obbligo di mandare resoconto analitico e giustificato dei costi all’AGCOM è  infatti una novità: di fatto fino a questo momento l’AGCOM dava solo contezza dell’esistenza di costi di disattivazione, che dovevano essere quelli indicati in contratto, ma non veniva specificato il dettaglio (esistevano già le linee guida dell’Agcom sul punto ma non erano osservate).

Ma non è tutto perché le modalità di recesso sono state semplificate e possono avvenire anche online. C’è anche un’altra novità particolarmente interessante: è stato stabilito  per legge che i contratti con operatori di telefonia e di comunicazioni elettroniche che comprendono offerte promozionali di fornitura di beni e servizi non possono avere durata superiore a 24mesi.

E nel caso di risoluzione anticipata, si applicano i medesimi obblighi informativi e limiti agli oneri previsti dal comma 3 terzo periodo (primo punto). Gli eventuali e relativi costi devono essere equi, commisurati al valore del contratto e alla durata residua della promozione offerta. L’ultima è più importante novità riguarda i servizi non richiesti: in caso di addebiti da parte di terzi, i gestori hanno l’obbligo di acquisire la prova del consenso espresso del cliente.

È vietato prevedere la possibilità per il consumatore di ricevere servizi in abbonamento (da parte dello stesso operatore o di terzi) senza previo consenso espresso e documentato. Restano impunite, tuttavia, tutte quelle situazioni in cui terzi creano delle vere e proprie trappole per indurre il consumatore ad accettare e a sottoscrivere servizi inutili a a pagamento.

Un fronte sul quale le associazioni di categoria sono determinate a fare chiarezza. Sono moltissimi, ad oggi, gli utenti che vengono letteralmente truffati per importi notevoli soprattutto quando, non avendo dimestichezza coni internet, impiegano giorni a disattivare gli abbonamenti.

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